Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Persona che agisce sotto l'impulso di andare oltre i confini delle conoscenze tecnologiche. Chi sarebbe? Ma l’hacker, naturalmente, finalmente riabilitato nell’opinione pubblica dopo che la maggior parte dei mezzi di comunicazione lo ha dipinto superficialmente come un ignobile pirata della rete. Invece, nell'accezione positiva del termine, quella corretta, un hacker è un profondo conoscitore del campo nel quale è esperto, è in sostanza il primo sperimentatore di ogni innovazione
Vediamo come nasce questa figura: Siamo nell'anno 1958, quando in una stanza del MIT (Massachusetts Institute of Technology) prese vita il club che avrebbe cambiato la storia del computer: Il Club si chiamava: Tech Model Railroad Club, altrimenti noto come TMRC. I soci del club amavano trascorrere il proprio tempo utilizzando le tecnologie dell'epoca (elettricità e poco altro) per realizzare plastici di trenini quanto mai realistici e minuziosi nei dettagli. La sfida era quella di sviluppare un "sistema" vero e proprio che riproducesse una rete ferroviaria miniaturizzata. La stanza era interamente occupata da un plastico ad altezza d’uomo sotto il quale si snodava una tale giungla di relè, interruttori, commutatori e cavi da far restare a bocca aperta.  I soci anziani, oltre a fissare le regole di comportamento del club (tra le quali una che vincolava le matricole a trascorrere almeno quaranta ore lavorando al "sistema" prima di poter ricevere la chiave della stanza), si ingegnarono a definire un gergo tecnico particolare che soltanto gli adepti potevano interpretare. Tra i termini coniati, ve n'era uno che è poi l’oggetto di questo articoletto: hack.
Un hack era un progetto intrapreso o un oggetto costruito non soltanto per adempiere a uno scopo specifico, ma che recava in sé il piacere scaturito dalla pura conoscenza.
Il termine era un'eredità del vecchio slang del MIT: in origine era stato usato per definire gli scherzi particolarmente creativi fatti dagli studenti alla comunità studentesca o al corpo docente. Il modo in cui lo usavano i membri dei TMRC denotava invece principalmente rispetto; per dimostrarsi come hack,  un’operazione doveva rivelare stile e virtuosismo tecnico, dimostrandosi anche innovativa. E i membri più produttivi del club che lavoravano al sistema dei trenini occupandosi di segnali e alimentazione elettrica, si definivano con orgoglio "hacker". Ora capitò che furono loro ad occuparsi dei primi computer (che erano ai tempi bestioni del valore di milioni di dollari) ricevuti dall'università. E quei marchingegni elettronici che il resto di noi considerava delle scatole nere praticamente incomprensibili, portarono lo studio dell'intelligenza artificiale – grazie agli Hackers - a livelli per quei tempi inauditi.
Quindi, l'hacker è per definizione un innovatore, una mente scientifica e curiosa che adotta tecniche estreme per migliorare il mondo che ci circonda: dai computer alla meccanica, dalla biologia alla cucina. La buona notizia è che questa disciplina non conosce confini: si può essere hacker in ogni campo dello scibile umano.
A causa di un errato uso del termine da parte dei media generalisti, la definizione è stata spesso confusa con "cracker", che invece indica l'applicazione degli hack informatici ad attività illegali come l'infrazione di sistemi informativi, il furto di numeri di carte di credito oppure il trafugamento di informazioni preziose. Ma questo fa parte di altro capitolo...
A chi vuole conoscere meglio le varie sfaccettature di questo mondo degli hacker, indico alcuni libri, un po' vecchiotti, ma sempre validi: “Hackers, i ribelli digitali”, di Paolo Mastrolilli, edizioni Laterza. “l’etica Hacker e lo spirito dell’età dell’informazione”, di Pekka Himanen, editore Feltrinelli e infine, ma questo è più uno strumento per difendersi dai crackers, “Il manuale del giovane Hacker”, di Wallace Wang, edizioni Hops.
Ovviamente, parlando di Hacker, non poteva mancare il libro scritto dal più famoso Hacker del mondo, Kevin Mitnick l'inventore dell'Ingegneria Sociale. "L'arte dell'inganno", editore Feltrinelli.


I commenti dei visitatori:


provate a vedere gli itpmanii di depurazione acque reflue non solo quello di foggia ma dell'intera provincia e specialmente in casi di pioggia chissa perche nessuno mai ne parla eppure e da molti anni che fanno il comodo loroprovate a vedere lungo il canale i contadini che prendono l'acqua con le motopompe in aluni casi con motori a banco fisso


wdPWCsvCIMF - 26-01-2013

Prosa da letargia profonda...


Enrico - 15-06-2014

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