Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Io ho il problema di fare back up – cioé copie di sicurezza – di informazioni, file musicali e immagini che riguardano il mio lavoro, e anche di avere la sicurezza che queste informazioni durino nel tempo senza perdere in qualità.
Purtroppo in generale – ma nel digitale la cosa è molto più evidente - il termine "per sempre" non esiste. Tempo fa circolavano riflessioni riguardo la generazione dei nostri figli: potrebbe essere la prima generazione a non conservare ricordi di sé.   Facciamo un piccolo confronto: tutti a casa abbiamo almeno una foto originale dei nostri nonni da giovani oppure una lettera autografa dei nostri avi e questo è possibile grazie al fatto che le fotografie e i fogli di carta, messi in un cassetto di una casa normale hanno pochi nemici (fuoco e tarli a parte) che li possano logorare, almeno per un periodo abbastanza lungo.  Con i supporti digitali il discorso cambia radicalmente. Il primo problema è proprio quello della durabilità.

A molti sarà capitato (a me – ahimé - è successo) di provare a leggere un DVD masterizzato pochi anni fa e di non riuscire a leggerne i dati.

Forse era colpa dei materiali utilizzati all'epoca e forse con i moderni supporti riscrivibili il problema è stato risolto, ma questo lo sapremo solo fra qualche anno, quando potrebbe essere troppo tardi per recuperare i dati contenuti in quei supporti.

Poi ci sarebbe il discorso dei vecchi software, dei diversi sistemi operativi, dei supporti troppo vecchi (chi è più in grado di leggere dati sui floppy disk di cinque pollici e un quarto?) il discorso delle interferenze elettromagnetiche sulle memorie magnetiche, le condizioni ambientali, ecc. ecc. In sostanza, questo voglio dire, bisogna essere consapevoli che se si vuole usare il digitale per conservare i nostri dati, dobbiamo sapere cosa fare per garantirne la durabilità.

E se questo vale per le nostre memorie personali, a maggior ragione vale per i centri di documentazione, gli archivi governativi, le biblioteche, le fondazioni culturali...

Per trasmettere il patrimonio culturale bisogna saper conservare, ma anche recuperare, le informazioni archiviate sui supporti più disparati. I motori di ricerca sono stati progettati per mettere ordine nel caos delle informazioni online, ma hanno creato crisi di identità tra gli archivisti e i bibliotecari. Vedere per credere il libro  di Stefano Vitali, studioso dell’archivio di Stato di Firenze, «Passato digitale. Le fonti dello storico nell’era del computer» (edizioni Paravia Bruno Mondadori).

In effetti non si tratta solo di tradurre in ambiente digitale documenti nati su un supporto fisico, ma anche di archiviare quanto, in modo ancora più volatile, viene diffuso nella Rete. Internet ha favorito la creazione, la conservazione e la manipolazione anche di archivi personali, e lo sviluppo di approcci più autonomi all’indagine tecnologicamente assistita, ma la durevolezza dei documenti digitali è messa in forse a causa dell’instabilità dell’hardware, della fragilità del software e dei supporti sui quali i dati vengono salvati, rischiando di compromettere la trasmissione fedele dei documenti o addirittura di impedirne del tutto la consultazione.

L’internauta aspetta di imbattersi in quello che vuole trovare: non a caso si chiama «navigatore». Mentre il nuovo archivista-ricercatore di professione deve saper recuperare in modo contestuale le informazioni digitali. Che la “Nuvola” di Steve Jobs rappresenti una soluzione? Con tutto il rispetto per Apple, al momento ho i miei dubbi. Smentitemi, per favore.

 

 


I commenti dei visitatori:


Wow! Great thinnkig! JK


gPmNlulbDbKtqR - 27-09-2011

Kewl you souhld come up with that. Excellent!


DlRKUdLGQmiuDnS - 29-09-2011

Very valid, pithy, sucnicct, and on point. WD.


8BvbXl5tctIt - 09-11-2016

Very valid, pithy, sucnicct, and on point. WD.


8BvbXl5tctIt - 09-11-2016

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