Il blog di Vincenzo Masotti



I testi


I link

Accomazzi.net

Sito RTSI


Valid XHTML 1.0!

Sar-At 6.1
Powered by Sar-At


Torna alla Home

Il testo di Vincenzo:

Qualcuno ha ri-pubblicato in rete un mio vecchio articolo del 1994. Perché no? lo faccio anch'io, tanto per non far morire questo blog affaticato... E poi il CID funziona ancora. Bene.
IL DISABILE, ABILE DEL FUTURO. Nasce in Ticino un centro di ricerca e sviluppo di prodotti altamente tecnologici per i disabili. (CID)
Esistono ormai per i portatori di handicap (ma dire "disabili" significa dare un significato psicologicamente positivo: tutti siamo disabili in qualche cosa...) una nutrita serie di strumenti tecnologici.  Dal guanto che "parla" per i sordomuti, sostanzialmente uno strumento che invia i segnali dell'alfabeto muto ad un processore che li converte in suoni e parole, al "lettore" per i ciechi, fondato su una tecnologia simile, ai "robot" che aiutano a compiere movimenti, ai "controllori" elettronici di elettrodomestici, alle "smart House", o case intelligenti. Ci sono alcune controindicazioni: da un lato il proliferare indiscriminato di gadget (che avrebbero l'unico pregio di rendere i disabili molto più "uguali" a noi, sommersi come siamo dalla società dei consumi...) dall'altro, peggio, si rischia che, migliorando la tecnologia, scompaia la solidarietà. Lo spiegava bene in un'intervista il senatore giapponese Toshikazu Hori, cieco dall'età di sei anni: "Adesso in Giappone l'handicappato ha per lo più un rapporto con la macchina, prima c'era l'assistente che gli faceva fare il bagno, lo lavava, lo asciugava e lo portava, adesso c'è una macchina che fa tutto. L'assistito si sente trattato come un oggetto, perché i robot vengono fatti per alleggerire la fatica di chi assiste, non per chi viene assistito. Sono gli assistenti a chiedere gli strumenti, e gli aiuti vengono progettati per loro"

Un altro tipo di approccio, più ottimista e futuristico, è quello teorizzato dal professor Marco Somalvico, docente di robotica al Politecnico di Milano e animatore di molte iniziative a favore del mondo dell'handicap: "Tutti, oggi, abili e disabili, hanno bisogno di una protesi informatica - dice Somalvico - Nella società odierna e ancor più in quella futura non c'è più l'uomo nudo, ma un binomio, quello che io chiamo il bipolo uomo-computer, per cui l'uomo vive in simbiosi con il computer. Allora si comprende perché il nostro progetto non è un atto pietistico: handicappato fisico e soggetto normale sono entrambi uguali in un bipolo, e quello che si fa per agevolare l'uno serve anche per facilitare l'altro."
Ma le cose non sono così semplici. Investire in ricerca per individuare e costruire le amplificazioni, i "media computerizzati", per i bipoli come li intende Somalvico, o anche più semplicemente per costruire degli ausilii efficaci e "corretti" (nel senso che siano per e dei disabili e non per e dei loro assistenti...) occorrono grandi quantità di denaro.
E la ricerca, soprattutto la ricerca applicata, è normalmente orientata al mercato, al marketing, alle grandi masse di consumatori, mentre il mondo dell'handicap, si sa, è un piccolo mondo, non di rado un mondo "a parte".

Ecco perché vanno salutate con attenzione e interesse iniziative come quella portata avanti in questi giorni nella Svizzera italiana. E' nato il CID, filiazione della FIPPD. Dietro questi acronimi un po' astrusi si nascondono il Centro Informatica Disabilità e la Fondazione Informatica per la Promozione della Persona Disabile. Mentre quest'ultimo ente è operante ormai da più di un anno (si occupa di informazione, formazione e assistenza in generale) il CID ne rappresenta un po' il braccio "armato", con il compito di lavorare alla progettazione, alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni anche su misura per i disabili.
E' già quasi in porto un magnifico prodotto software, frutto di un intenso lavoro multidisciplinare che è stato progettato per far "giocare" (ma in realtà si può fare molto di più) chi non ha mai giocato: persone senza autonomia, senza arti, prive della parola. Si chiama KEVIN, e grazie a una serie di strumenti modulari offre grandi potenzialità anche in funzione educativa (creazione e soluzione dei problemi, costruzione di "realtà virtuali", ecc.) non solo per i disabili.
Il programma prende spunto dalle concezioni costruttiviste che hanno stimolato la creazione di una generazione di giochi famosi (Cubetti, Lego, Meccano, ecc.) e le sviluppa e amplifica approfittando della potenza del computer.
E' nata anche la FST-Ticino, struttura di servizio direttamente collegata alla FST (Fondazione Svizzera per le Teletesi) che si occuperà di assistenza e consulenza personalizzate a minorenni e adulti disabili. Ma mentre la FST-Ticino si regge anche sulle sovvenzioni pubbliche dell'Ufficio Federale Assicurazioni Sociali, attraverso la FST Svizzera, il Centro Informatica Disabilità, come la FIPPD, si reggerà esclusivamente sulle sovvenzioni private.
Per questo i fondatori, tra i quali segnaliamo Patrizia Sasso-Arrigo, Gabriele Scascighini e Rosanna Petrini-Guidicelli, oltre allo sviluppatore  di KEVIN, l'ingegnere informatico Philip Hubert, si rivolgono al pubblico che sa riempire di contenuti la parola solidarietà.(3 marzo 1994).


I commenti dei visitatori:


I think you hit a buylsele there fellas!


p8EgBdB5 - 09-11-2016

I think you hit a buylsele there fellas!


p8EgBdB5 - 09-11-2016

Hai qualcosa da dire anche tu? Scrivi un commento