Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

ho scritto quest'articolo per un numero speciale della rivista di cinema Cinequanon dedicato all'ambiente. Ci tengo che lo leggiate, pare che ne vada del nostro futuro...
Il film neozelandese "The Nuclear Comeback" di Justin Pemberton, che ha vinto il concorso documentari internazionali dell'edizione 2008 di Cinemambiente, racconta il ritorno prepotente dell'energia nucleare. I nostri giornali raccontano la stessa cosa, ma con risvolti comico-drammatici... Personalmente ritengo necessaria la ricerca in campo nucleare (fissione, fusione, uranio, torio, ecc.) ma sono decisamente contrario all’installazione di nuove centrali nucleari come quelle prospettate dal nostro governo e sono indignato per il modo col quale la maggior parte dei miei colleghi giornalisti hanno trattato l’argomento.
Vi propongo alcune tesi: a) Il nucleare non è in grado di risolvere la crisi energetica che si prospetta, in Italia e nel mondo.
Per il 2050 sarà necessaria una potenza tra i 28 e i 35 TW (TeraWatt: 35 TW = 35.000 miliardi di Watt), mentre quella attuale si aggira attorno ai 13 TW. Mancheranno dunque all’appello almeno 15 TW.
Bene, costruendo ottomila centrali a fissione da 1 GW l’una (GigaWatt: 1 GW = un miliardo di Watt), praticamente costruendone una ogni due giorni per i prossimi 40 anni, «si potrebbero ottenere 8 TW di energia». Lo dice Nathan Lewis (ma non solo lui) nel suo saggio “Chemical challenges in renewable energy”. Meno della metà dell’energia necessaria. Un paradosso con un risvolto grottesco: ai quei ritmi, almeno con le tecnologie attualmente in uso, l’uranio andrebbe esaurito nel giro di dieci anni, come si intuirà meglio nei punti che seguono.
b) Non è vero che le centrali nucleari contribuiscono a diminuire le emissioni di anidride carbonica (CO2).
Alcuni miei cari e (nella migliore delle ipotesi) malinformati colleghi dicono che con le centrali nucleari si abbasserà la produzione di CO2 praticamente a zero.
Ma non fanno i conti, che non sono così semplicistici. E’ vero che una centrale in funzione emette pochissima CO2, ma nessuno si preoccupa di calcolare quanta anidride carbonica viene emessa nel trattamento del minerale uranio, nella costruzione della centrale, nei viaggi di trasporto del materiale fissile, e tantomeno si parla dell’emissione di CO2 per la dismissione, il trasporto delle scorie e il loro immagazzinamento.
Nelle miniere esistenti occorre trattare l’uranio naturale che contiene vari isotopi (diciamo diversi tipi di materiale radioattivo, 235U, 238U, ecc.). Quello che conta è l’isotopo 235U (uranio con 235 elettroni) che è presente in quantità variabili, ma – salvo che per alcune miniere canadesi - insufficienti a formare le barre destinate alle centrali. Per arricchire l’uranio, cioé immettere la necessaria maggiore percentuale di 235U, occorre energia e produrre energia (spesso la cosa avviene in centrali a carbone...) vuol dire produrre CO2 sia in fase di raccolta del minerale, sia in fase di trattamento per trasformarlo in combustibile nucleare. Per il clima è irrilevante se la produzione di CO2 è fatta dalla coltivazione mineraria in Australia o sul luogo della produzione elettrica in Europa.
Le miniere più produttive sono già state quasi tutte sfruttate a pieno. Per rispondere alla domanda sempre crescente d’uranio si ricorre a qualità di minerale sempre più scadente che necessita di un consumo sempre maggiore d’energia elettrica prodotta da fonti fossili e dunque con maggiori emissioni di CO2.
c) I costi sono minori rispetto ad altre fonti di energia? Penso proprio di no. La materia prima uranio è limitata e destinata a finire. Nel senso che si arriverà ad un punto nel quale l’arricchimento dell’uranio costerà più energia (la cosiddetta “energia grigia”) di quella che sarà in grado di produrre. Il tempo in cui questo momento sarà raggiunto dipenderà principalmente dall’aumento del numero degli impianti nucleari. Questo limite dipende dalla qualità del minerale, dall’accesso ai siti e dalla catena di lavorazione; dipende cioè da puri fattori fisici e non può essere eliminato da decisioni politiche o con maggiori investimenti.
Secondo l’olandese Peter Diehl (2006) il limite sarà raggiunto, anche in caso di sviluppo molto moderato d’impianti nucleari, già nel 2030. Faccio notare che le centrali nucleari italiane entreranno in funzione (nella migliore delle ipotesi) nel 2025. Vogliamo esagerare in efficienza? Anticipiamo al 2021. Ma nel frattempo il prezzo del materiale sarà salito molto velocemente.
Le riserve attuali di uranio sono state calcolate in 4 milioni e mezzo di tonnellate e una centrale nucleare "media" da 1000 MW (Megawatt) necessita all'incirca di 30 t di uranio arricchito all'anno (che vuol dire tra le 150 e le 200 t di uranio naturale.
Dunque 4 centrali da 1 GW (1.000 MW) hanno bisogno per trent’anni (durata minima prevista) di 4 (centrali) per 150 t (minimo) per 30 (anni) = 18.000 tonnellate di uranio naturale. Dove le prendono Scajola e Berlusconi? E a che prezzo?
Attualmente si producono 61.000 tonnellate di uranio all’anno (commisurate al consumo). Fino al 2001 il prezzo dell’uranio era basso per vari motivi, specialmente per lo smantellamento delle testate nucleari sovietiche e si è arrivati a 7 dollari per libbra (3.178 dollari a tonnellata).
Nel 2007 il prezzo era già a 135 dollari per libbra (quasi 20 volte tanto). 61.290 dollari a tonnellata.
Allora il costo annuo per  4 centrali sarebbe 36.774.000 dollari al prezzo del 2007. Ma quale sarà il prezzo del 2021? Al ritmo attuale di crescita e approssimando per difetto io calcolo un minimo di un milardo e 400.000 dollari (350 milioni di dollari a centrale). Ogni anno!  E non parlerò dei problemi di salute, di acqua (tanta) di tecnologia e di economia (ai francesi fa molto comodo venderci le loro vecchie tecnologie) di armamenti e di pazzie alla “dottor Stranamore”.
Meglio guardarsi un qualche film sull’argomento che vada a buon fine, come “Sindrome cinese”. Bravo regista, James Bridges, noti attori, Jane Fonda, Jack Lemmon e Michael Douglas, tesi del film improbabile, ma tecnologia non molto diversa da quella utilizzata attualmente.

I commenti dei visitatori:


Walking in the presence of gaints here. Cool thinking all around!


HTRUMDmh - 24-05-2011

AKAIK you've got the anwesr in one!


jmjiXznsCXCsNVphYhy - 25-05-2011

If only there were more cleevr people like you!


zEgSSZFDTo - 09-11-2016

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zEgSSZFDTo - 09-11-2016

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