Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Qual è l’effetto più grave della motorizzazione di massa? Vediamo: il consumo delle risorse energetiche? Il petrolio? In effetti c’è chi dice che si sia raggiunto il picco e che il carburante entro il 2050 sarà sempre più scarso e costoso. Giusto, ma non sembra essere questo il problema maggiore.
Le emissioni inquinanti? Secondo dati portati ad un seminario di “ecologisti democratici” lo scorso 17 gennaio, l’inquinamento nel nord dell’Italia è dovuto per più di un terzo al traffico motorizzato. Giusto, ma anche questo non sembra essere il problema maggiore.
I tempi di percorrenza del traffico, le code, lo stress al volante? Giusto, solo per fare un esempio, la quarta corsia costruita sull’autostrada Milano-Bergamo ha lascitato inalterato il tempo di percorrenza del tragitto (ma già dai tempi dei romani sia sapeva che aumentando numero e larghezza delle strade gli intasamenti rimanevano invariati). Ma anche questo non sembra essere il problema maggiore.
Il problema maggiore sembra essere il consumo di spazio. Nelle nostre strade circolano (ma circolano?) più di 35 milioni di auto e circa undici milioni di veicoli industriali (dati ACI del 2003: rispettivamente 34 milioni e dieci milioni). Calcolando per difetto una media lunghezza di 4 metri per le auto e una media di 6 metri per i veicoli industriali (comprendendo bus, rimorchi, trattori, ecc.). Otteniamo una lunghezza di più di 200.000 chilometri. Vuol dire che solo gli autoveicoli del nostro paese, messi in fila per cinque (e fermi!) occuperebbero la circonferenza dell’equatore!
Proviamo a metterli in movimento (qui il calcolo è molto più approssimativo, ma sempre e nettamente per difetto): a 50 km/h si dovrebbe tenere una distanza di sicurezza di 25 metri. Nessuno lo fa? Dividiamo per due e mettiamo tra ogni veicolo una distanza di 12 metri. Fanno 540.000 chilometri di spazio necessario da aggiungere ai 200.000 chilometri di cui sopra. In pratica la distanza Terra-Luna andata e ritorno.
Per inciso, la lunghezza di strade e autostrade in Italia (1998) è di 654.000 e rotti (http://it.wikipedia.org/wiki/Trasporti_in_Italia). Non ci stiamo tutti! Lo sapevamo da tempo. Nel 1971 (38 anni fa!) Aurelio Peccei (cofondatore del “Club di Roma”, ma soprattutto uomo Fiat, che tra l’altro costruì la fabbrica Fiat-Concord in Argentina negli anni 50): “prima che lo stadio di saturazione si estenda a tutti i paesi industrializzati, bisogna procedere a profonde modificazioni delle città. L’automobile vive i suoi ultimi anni di gloria in quanto bene personale, proprietà privata, espressione di uno status sociale. Non c’è dubbio che l’automobile individuale, che utilizziamo due o tre ore al giorno, che occupa spazio e inquina le aree geografiche in cui passiamo la parte più importante della nostra vita è un anacronismo. L’automobile deve diventare semplicemente un bene d’uso con le seguenti caratteristiche: massima sicurezza, minimo inquinamento, minimo ingombro. Le formule che sostituiranno l’automobile-proprietà-privata possono essere varie: dagli autobus che circolano su percorsi fissi a microbus ad itinerario variabile. (ecc.).”
Nonostante gli avvertimenti di un grande manager FIAT, l’industria dell’automobile in Italia e all’estero ha continuato a fare il prodotto sbagliato e ad immetterlo in un mercato ormai saturo.
Fin qui ho fornito delle ragioni quantitative. Non meno importanti sono quelle qualitative, delle quali racconterò in un prossimo articolo. Non meno importanti le proposte e i progetti alternativi formulati finora, dei quali parlerò in un articolo successivo.
vm

I commenti dei visitatori:


aa


aa - 02-11-2009

So that's the case? Quite a relioatevn that is.


ty6vTcxUjI3 - 09-11-2016

So that's the case? Quite a relioatevn that is.


ty6vTcxUjI3 - 09-11-2016

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