Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Lo spamming è l'attività di produzione di spam. Cercando su un vocabolario (tipo “il nuovo Ragazzini”) la parola "spam", la si trova con il significato di "carne di maiale in scatola" (è una contrazione di spiced ham).
Tutta’altra cosa dalla spam che ci perseguita? Secondo molti, il significato “digitale”, quello che ci interessa, deriva da una scenetta di una serie televisiva del "Monty Python's Flying Circus". Nella gag un uomo e sua moglie entrano in un ristorante e si siedono vicino una tavolata di buontemponi, i quali portano come copricapo i caratteristici elmi cornuti dei vichinghi. Quando la cameriera arriva a prendere le ordinazioni, i vichinghi iniziano a cantare: "Spam, spam, spam...!" così fragorosamente che i due clienti non riescono neppure a capire quali pietanze siano nel menù, dato che la voce della cameriera è continuamente disturbata dalla parola spam.
Dunque l'idea che ha portato alla scelta del termine è quella di un disturbo di livello e continuità tali da ostacolare la possibilità di comunicare. Un’idea terribilmente profetica (la scenetta è dei primi anni '70). Oggi più del 50 per cento dei messaggi che riceviamo sono degli spam. Non ci si capisce più niente e – anche utilizzando dei filtri efficaci – rischiamo di perderci qualche mail, più importante del menu della coppia di cui sopra.
I messaggi spam, tipicamente pubblicitari, vengono anche chiamati UCE (Unsolicited Commercial E-mail) e oltre che romperci le scatole procurano notevoli danni economici alla società.
Inoltre, a differenza di quanto avviene con la posta tradizionale, la spedizione e la consegna di un e-mail hanno un costo che non è sostenuto dal mittente, ma dal ricevente . Colui che effettua spam (definito spammer) nell'arco di qualche ora può facilmente raggiungere milioni di destinatari e i costi complessivi associati alla distribuzione del suo messaggio possono essere molto elevati. Si è calcolato che la distribuzione di un tipico spam può avere un costo di svariati milioni di euro.
Vi sembra troppo? Considerate queste componenti:
· il tempo perduto dai destinatari per scaricare, verificare e cancellare il messaggio (ad esempio, cinque secondi moltiplicato per un milione di destinatari corrisponde a 1400 ore di lavoro);
· i costi di banda sostenuti da provider e utenti (collegamento via telefono) per il trasporto del messaggio. (ad esempio, 10kB moltiplicato per un milione corrisponde a 10GB di dati);
· i danni, sia quelli diretti sui sistemi che quelli indiretti dovuti ai malfunzionamenti, causati dalle congestioni indotte dallo spam;
· i danni di immagine per i provider, che subiscono il cosiddetto "spoofing", una tecnica con la quale lo spammer si appoggia ad un indirizzo terzo che non gli appartiene (oppure che non esiste), per mascherare la reale provenienza del messaggio e deviare le eventuali risposte di protesta al possessore di questo indirizzo terzo.
Dunque i costi dello spam non sono sostenuti dallo spammer, ma dagli utenti che lo ricevono, e dai provider, che vedono aumentare i loro costi di gestione (banda e tempo-uomo), e che prima o poi aumenteranno il canone (e dunque pagheremo ancora noi...).
Uno studio della Commissione Europea di qualche anno fa (quando il fenomeno era meno diffuso...) stimava il costo globale dello spam in 10 miliardi di Euro all’anno, circa il dieci per cento del costo globale dell’internet. E potrei continuare con le cifre, ma voglio riferire qui alcuni consigli che si possono trovare nella rete:
Non rispondere mai allo spam. Neanche per chiedere di essere cancellati. Rispondendo si conferma che quell'email è attiva.
Non dare informazioni sul proprio conto in banca a degli sconosciuti. Può sembrare ovvio, ma ogni anno migliaia di persone ci cascano.
Dare l'indirizzo email con attenzione. Una volta che appare in una pagina web, alcuni software che analizzano i siti automaticamente sono in grado di acquisirlo.
Creare un indirizzo email da usare solo per le newsletter o per accedere ai siti che lo richiedono. Può essere utile, anche se quasi tutte le aziende più serie rispettano la privacy e la sicurezza dei loro utenti.
Attaccare lo spam alla fonte. Per esempio segnalando lo spam al proprio provider oppure su uno dei seguenti siti: http://spam.abuse.net/spam - http://www.euro.cauce.org - http://www.nic.it.
Infine vorrei ricordare che spalmare (è un eufemismo) spam nella posta di noi sfortunati internauti va contro la netiquette, il codice di autoregolamentazione di internet. Vedi http://www.euroconsumatori.org/: Nel momento in cui un provider vi fornisce l'accesso all’internet, voi sottoscrivete un contratto nel quale vi impegnate a rispettare la netiquette. La stessa cosa viene richiesta alle aziende che registrano un dominio dalle autorità competenti. Per i domini italiani (www.nomedelladitta.it) è competente la Naming Authority (www.nic.it). Firmando il modulo di richiesta di un dominio .it un esercente si obbliga a rispettare la netiquette. Perciò chi dà il via ad una campagna di pubblicità tramite e-mail, viola la netiquette ed il contratto firmato con il suo provider o la Naming Autorithy, e questi possono (dovrebbero) cancellare il dominio o l'indirizzo e-mail in questione. Vi segnalo un libretto, efficace anche perché spiritoso, che parla di queste cose: di Thomas Mandel e Gerard van der Leun: Galateo per internet; sottotitolo: come navigare con cortesia e correttezza nella Rete; editore: Bompiani (chissà se si trova ancora in libreria... è del 1998)

I commenti dei visitatori:


Ciao Vince. Stavo giusto pensando allo spam quando ho letto il tuo post. Ci pensavo perché fose sai che la posta di Google (Gmail) è esente da questa piaga. Non solo, ma esiste anche un tasto nella casella che consente di segnalarlo immediatamente. Ho anche pensato, non sarà un altro il motivo? Magari sono loro i principali spammatori del Web!


A. di Biase - 18-09-2008

Well done to think of sohenmitg like that


TCWZIBf8lSh - 09-11-2016

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TCWZIBf8lSh - 09-11-2016

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