Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Sarà il caso di abituarci a riconoscere la sigla RFID, perché prima o poi ce la ritroveremo un po’ dappertutto. Per esempio nelle macchinette del caffé per controllare i nostri pargoletti... Ne parliamo tra un momento. Prima un cenno su che cos’è l’RFID, acronimo di ‘Radio Frequency IDentification’. Praticamente è un sistema automatico di acquisizione dati e identificazione, costituito da due componenti base: il trasponder e il reader. Il trasponder RFID (comunemente chiamato tag) è un componente elettronico che viene posto sugli oggetti da gestire. Può assumere l’aspetto di un’etichetta adesiva o cucita, oppure di un chip della grandezza di pochi millimetri. Resistente alle sollecitazioni e alle variazioni di temperatura, da -40C a +85C, può essere applicato in un capo d’abbigliamento, in un pacchetto di merce, un contenitore, un container. Può essere inserito perfino nel corpo umano. Non ci sono limitazioni se non quelle sottostanti alle leggi sulla privacy.
Il reader è il componente elettronico in grado di interrogare il trasponder, di recuperare e decifrarne i dati contenuti al suo interno e di collegarsi con un sistema informativo esistente (un computer, un controller industriale, ecc...).
Veniamo alle macchinette del caffé e ai figli... Premessa: nei paesi europei il cellulare viene dato in dotazione a età sempre minori, anche e forse soprattutto a scopo di controllo. Negli Stati Uniti un buon numero di scuole installano metal detector per evitare che i ragazzi portino in classe coltelli, pistole o artiglieria pesante, e cose di questo genere...
In Giappone invece, ci si affida alle macchinette distributrici di bevande e di merendine. Mentre da noi i figli vengono accompagnati a scuola dai genitori (in genere purtroppo in macchina) e negli Stati Uniti si va con lo scuolabus, in Giappone i bambini vanno normalmente a scuola da soli fin dalla più tenera età (5-6 anni), a piedi o con i mezzi pubblici. Bravini, eh?  Ora, nonostante la società giapponese ci possa apparire sicura, il livello d'ansia è forte anche lì, favorito da qualche sia pur raro episodio di aggressione o accoltellamento. (ma anche lì, vorrei farvi notare, ci pensano i media ad ingigantire le ansie...).
Comunque, per risolvere queste paure per gli infanti, il paese del Sol Levante è stato teatro di una serie di sperimentazioni sul monitoraggio a distanza degli studenti in transito. Una conclamata sperimentazione (vedi Apogeonline.com) ha visto l'inserimento di chip RfId (i “trasponder” dei quali dicevo sopra) all'interno degli zainetti di un centinaio di alunni di una scuola di Osaka. Per le strade della città sono poi state modificate un certo numero di macchinette distributrici, che laggiù sono diffusissime, per renderle in grado di interfacciarsi con il chip. Praticamente ci hanno ficcato un “reader”. Risultato: man mano che il pupo progredisce nella sua marcia verso la scuola (o nel rientro a casa) viene progressivamente avvistato e il suo passaggio comunicato via email o sul cellulare dei genitori – con luogo, ora e (volendo), anche foto. Ci sono anche altri esperimenti dell’uso dei chip RFID, ma mi piaceva sottoporvi il paradosso delle macchinette distributrici di caffé che possono controllare i nostri ragazzi. Certo per quelli che come me amavano ogni tanto scansare la scuola... stanno arrivando tempi grami.

I commenti dei visitatori:


Tht'as going to make things a lot easier from here on out.


n5JPIEfJThi - 09-11-2016

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