Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Che cos'è una sostanza tossica? La risposta più sensata sembrerebbe essere: una sostanza presa in quantità troppo elevata. Il che sottintende che tutto, a questo mondo, può essere velenoso o nocivo.
Vi faccio un esempio banale che però sorprenderà molti. L'aspirina è una sostanza chimica tossica che è stata per molti anni, non recentissimi, una delle cause più comuni di avvelenamento di bambini. Anche per questa ragione vengono vendute delle confezioni adatte ai più piccoli e comunque tutte le confezioni non possono contenere più di un certo numero di pastiglie, mi pare trentasei.
Ma è una questione di dosi. In dosi appropriate l'aspirina non solo è innocua, ma è una delle medicine più comuni e versatili che si conoscano. Fra l'altro usata in campo medico da centodieci anni...
Da qualche tempo viene anche utilizzata per prevenire gli attacchi di cuore, e molti adulti ne consumano quotidianamente una piccola dose. Il che significa, però, che molta gente ne prende una dose globale pari a molte migliaia di volte la dose mortale, con pochi effetti collaterali evidenti, anche se l'irritazione gastrica è abbastanza frequente.

Dunque al giorno d'oggi abbiamo imparato a convivere tranquillamente col RISCHIO aspirina.
Ma dobbiamo riconoscere che nella nostra tumultuosa società dell'informazione siamo piuttosto ossessionati da TANTI ALTRI TIPI DI RISCHIO, specialmente quelli derivati dalle scoperte della scienza e dalle nuove tecnologie.
Il rischio è diventato una questione politica e sociale di primaria importanza e provoca una diffusa inquietudine circa il progresso scientifico.
In queste condizioni la demagogia prolifera e tra i maggiori demagoghi troviamo anche i mass media. Perché molto, ma molto, spesso i rischi per i quali ci spaventiamo a morte, come cittadini e come consumatori, sono ben più piccoli di quanto ci aspetteremmo o di quanto ci facciano credere.
Questa riflessione, che se volete ha anche qualche aspetto autocritico, mi deriva dalla lettura di un libro non recentissimo, è del 1990 in lingua originale e del 1995 in lingua italiana.
Si tratta di un saggio di H. W. Lewis, si intitola "Il rischio tecnologico, vantaggi e svantaggi del progresso scientifico" ed è edito dalla Sperling & Kupfer editrice. Che cosa ci racconta questo signore, Lewis, che è docente di fisica all'università della California? che la tecnologia ha avuto il merito di sostituire gran parte del lavoro manuale, ha domato la natura rendendola un'alleata più affidabile, ha prevenuto o curato molti flagelli. E che dunque rifiutare la tecnologia ha veramente poco senso. Ma conoscerne i limiti è altrettanto assolutamente doveroso.
Ora per procedere in quella direzione, quella di conoscere i limiti della tecnologia, il metodo proposto da Lewis è un metodo "quantitativo" e sottolineo la parola quantitativo, perché è una specie di nodo ideologico sul quale non tutti si trovano d'accordo.

Vediamo cosa intende il nostro autore. Lewis ci dice che non basta affermare che questo o quell'altro additivo chimico provocano - per esempio - il cancro. Come non basta dire che "volare è pericoloso". Quello che conta è sapere il più esattamente possibile QUANTO la sostanza chimica presa in esame sia nociva, o QUANTO sia probabile un incidente.
Quanto quindi sia opportuno correre un certo rischio.
E il rischio, lo sappiamo, non costituisce sempre un male. La nostra crescita di singoli individui non si realizza senza rischi. Per esempio, come si potrebbe imparare ad andare in bicicletta senza correre qualche rischio? E ragionando su scala più vasta possiamo dire che l'evoluzione sulla quale si fonda la nostra interpretazione della vita non sarebbe possibile senza rischi e difficoltà.
Se ne conclude che eliminare i rischi dalla vita è un errore, e tutto sommato anche un'utopia. Però conoscere la percentuale di pericolo al quale si va incontro è una cosa saggia e un obiettivo perseguibile.
Ci sono nel libro una serie di esempi che piaceranno a coloro che hanno una visione ottimistica della tecnologia e che non piaceranno a coloro che si battono per l'eliminazione di sostanze come la saccarina, il PVC o la formaldeide.
Per esempio la saccarina risulta essere una delle sostanze cancerogene più deboli che si conoscano. Non sono rilevabili statisticamente morti di cancro per saccarina e una dieta di questo dolcificante che fa insorgere tumori alla vescica in una percentuale comunque molto bassa di topi da laboratorio implica una dose tale che - per l'uomo - equivarrebbe al consumo di 110 grammi di saccarina, l'equivalente di 45 chili di zucchero, al giorno.
Però, se è vero che il ricercatore americano conclude affermando che le "attuali" fonti di rischio tecnologico sono tutte di piccola entità e rappresentano pericoli quasi impercettibili per la maggior parte della gente, "la maggior parte di noi - scrive - è destinata a morire per motivi assai più prosaici che non a causa di bizzarre sostanze chimiche, antiparassitari, o radiazioni" Se è vero che Lewis minimizza dunque i rischi che inducono in noi paure eccessive, allo stesso tempo il fisico californiano non nega che il rischio tecnologico sia reale. "è talvolta là in agguato - cito ancora - come rischio in incubazione, con pericolo ridotto al momento, ma con potenziali problemi concreti per il futuro". Quindi, prudenza... anche perché a me sembra che Lewis non tenga abbastanza conto della SOMMA di tutte le sostanze tossiche con le quali veniamo in contatto.
Insomma - dirà uno - un colpo al cerchio e un colpo alla botte? Probabile, ma il tutto è dovuto al fatto fondamentale che la scienza non ha certezze. Anche quando si fanno rigorosi calcoli statistici o della probabilità ci sono sempre larghi spazi di interpretazione. Le certezze ce le hanno solo i fondamentalisti.

Dopodiché è ovvio ritenere che l’inquinamento dei terreni dove pascolano le bufale campane è un vero delitto (e purtroppo qualcuno che dovrebbe pagare non pagherà com’è normale in questo paese).
Dopodiché vi annuncio che io mangiavo saltuariamente mozzarella di bufala e continuerò a mangiare saltuariamente mozzarella di bufala, così come durante le sparate sull’influenza aviaria mangiavo saltuariamente carne di pollo (non molta, perché in famiglia mangiamo poca carne...). Guardate i dati sulla contaminazione da diossina e vedrete che si tratta - dove si è trovata contaminazione - di quantità relativamente basse. Guardate i dati che riguardano Seveso e notate che - fino a qualche anno fa, poi non ho più informazioni - non ci furono morti in seguito alla contaminazione molto elevata di queste sostanze (le diossine sono centinaia). Alt! Che qualcuno si guardi bene dall'affermare che io giustifico Seveso e l'inquinamento in genere...
Vi ricordo per finire i dati di questo libro che, attenzione, nonostante le ottime intenzioni dell'autore non è sempre di facile lettura e implica un certo sforzo: H.W. Lewis, “il rischio tecnologico” editore Sperling & Kupfer.
Vi saluto con uno slogan che mi è caro: Ogni acquisto vale un voto e conviene dare prima un'occhiata alle etichette.

I commenti dei visitatori:


Ma chi se ne frega della mozzarella, meglio la diossina, tanto la vida es un ratico


il cinese - 01-04-2008

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twbcv saryj - 25-04-2008

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twbcv saryj - 25-04-2008

Ho deciso: tra un paio di settimane vado a cercar casa (asilo?) a Barcellona o dintorni dove intendo stabilirmi. Sono stanco di questa Italia de mierda (!vaya puta italia!) che si trastulla tra qualunquismo e fascismo come fosse un gioco di società: da solo e ... 'famelico' (qualcuno ricorda la 'picozza' del Pascoli?); si fa X dire, perchè so di essere un animale, ma 'socievole' per cui se qualcuno si vuole aggregare ne sarei lieto, però a precise condizioni: a) niente 'intelettuali di sinistra' alla Bertinotti; b) no perditempo (tipo mozzarella/diossina); c) non si può dire; d) saper cucinare (tortellini, taglatelle, risotti,tigelle, pesce, verdure,pane e pomodoro, fave e cacio, ecc.) e) perchè I have a dream, che ora non svelo per non ... d) perchè ora non mi va, ho altro da fare Allora chi vuol venire ? Si accettano domande, poi si vedrà.......


l'esule - 28-04-2008

Da me!… non quando m’avviai trepido c’era una madre che nel mio zaino ponesse due pani per il solitario domani. Per me non c’era bacio né lagrima, né caro capo chino su l’omero a lungo, né voce pregante, né segno di croce. Non c’eri! E niuno vide che lacero fuggivo gli occhi prossimi, subito, o madre, accorato che niuno mi avesse guardato. Da me, da solo, solo e famelico, per l’erta mossi rompendo ai triboli i piedi e la mano, piangendo, sì, forse, ma piano: piangendo quando copriva il turbine con il suo pianto grande il mio piccolo e quando il mio lutto spariva nell’ombra del Tutto. Ascesi senza mano che valida mi sorreggesse, né orme ch’abili io nuovo seguissi su l’orlo d’esanimi abissi. Ascesi il monte senza lo strepito delle compagne grida. Silenzio. Né cupi sconforti Non voce, che voci di morti. Da me, da solo, solo con l’anima, con la piccozza d’acciar ceruleo, su lento, su anelo, su sempre; spezzandoti, o gelo! E salgo ancora, da me, facendomi da me la scala, tacito, assiduo; nel gelo che spezzo, scavandomi il fine ed il mezzo. Salgo; e non salgo, no, per discendere, per udir crosci di mani, simili a ghiaia che frangano, io, io, che sentii la valanga; ma per restare là dov’è ottimo restar, sul puro limpido culmine, o uomini; in alto, pur umile: è il monte ch’è alto; ma per restare solo con l’aquile, ma per morire dove me placido immerso nell’alga vermiglia ritrovi chi salga: e a me lo guidi, con baglior subito, la mia piccozza d’acciar ceruleo, che al suolo a me scorsa, riflette le stelle dell’Orsa.


la piccozza - 30-04-2008

biggo, hai fatto bingo ?


bongo - 03-05-2008

He rised. ,


wyFFNuUWuAbH - 06-07-2008

Welcome friends! ,


OoiLjKvNFnmTCXJOAz - 09-04-2009

With the bases laoedd you struck us out with that answer!


jXjfQdenLIE - 24-05-2011

That's really thinking out of the box. Thkans!


ALoAjXltlQOJtwJqBYU - 25-05-2011

comment2,


IjjhqVNEvWZskbxSPxZ - 18-09-2011

comment4,


CSZsgOvWBNLJD - 18-09-2011

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