Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

E’ uscito qualche anno fa, ma non è mai troppo tardi per leggerlo: “Il Banchere dei poveri” di Muhammad Yunus, edizioni Feltrinelli.
Muhammad Yunus è nato e cresciuto a Chittagong, principale porto mercantile del Bengala, da una famiglia di tradizioni mercantili e artigianali. Suo padre era orafo. Yunus si è laureato in economia e ha insegnato in varie università degli Stati Uniti prima di fare ritorno in patria, nel 72, dopo che il Bangladesh aveva ottenuto l’indipendenza dal Pakistan e per qualche anno ha insegnato all’università di Chittagong, poi ha fondato la Grameen Bank, un istituto di credito indipendente che pratica il piccolo credito senza garanzie. Grazie a questa politica, prestiti non garantiti, circa il dieci per cento della popolazione bengalese – in maggioranza donne – dodici milioni  di persone, hanno potuto affrancarsi dall’usura e hanno gradualmente allargato la loro base economica, prendendo in mano il proprio destino… Nel 2006 Yunus ha ricevuto il premio Nobel per la pace.
Le cose erano nate così. Come racconta Yunus – siamo nel 1977 – “provavo un senso di impotenza nel vedere le frotte di affamati che si riversavano su Dhaka. I quartieri e le organizzazioni sociali si sforzavano di trovare del cibo, ma quante erano le persone da sfamare ogni giorno? La carestia imperversava in tutto il suo orrore…”
In sintesi l’allora professore universitario di economia visitò un villaggio assieme ai suoi studenti e, come racconta nel suo libro, incontrò tra gli altri una donna, del gustoso dialogo con la quale trovate la riproduzione nel libro. La donna, Sùfia Begùm,  21 anni, tre figli, produceva sgabelli di bambù. Per avere il bambù, otteneva un prestito quotidiano di cinque taka, circa 15 centesimi di dollaro, dal commerciante di sgabelli. Il prodotto di fine giornata le veniva pagato  cinque taka e cinque paisa, vale a dire 17 centesimi di dollaro. In sostanza, il guadagno di un giorno equivaleva a 2 centesimi di dollaro.
Il prestito fornito dal professore a Sùfia e ad altre 41 persone del villaggio, in totale meno di 27 dollari, permise di dare l’avvio ad un circolo virtuoso che avrebbe liberato i poveretti dalla dipendenza nei confronti degli usurai. Era la Grameen Bank in nuce. Oggi la Grameen Bank, la banca dei poveri che fa prestiti con interessi bassissimi e senza garanzie – ripeto senza chiedere garanzie – ma solo ai più poveri, è presente in 36.000 villaggi del Bangladesh ed è diffusa in 37 paesi del mondo.
E la Banca mondiale? E i cosiddetti aiuti dei paesi più sviluppati? Ecco cosa ne pensa Yunus:
“Dal 1972 al 1997 sono affluiti in Bengala qualcosa come trenta miliardi di dollari di aiuti stranieri. Ma dov’è andato a finire tutto quel denaro? Visitando i nostri villaggi non si vede traccia di tanta munificenza.
Risalendo la filiera dei fondi si sono scoperte cose poco lusinghiere sul conto sia dei donatori sia dei beneficiari. Circa i tre quarti dell’ammontare degli aiuti sono spesi nel paese donatore. Insomma le donazioni sono un mezzo, per il paese ricco, di dar lavoro ai propri abitanti e di vendere i propri prodotti. L’ultimo quarto finisce quasi per intero ad arricchire una piccola elite bengalese di consulenti, imprenditori, burocrati e funzionari corrotti, che lo spendono in prodotti di importazione o lo trasferiscono su conti stranieri, il che non apporta alcun beneficio alla nostra economia”. Fine citazione
Invece Grameen, secondo ricerche indipendenti dalla banca, ha tolto dall’indigenza un terzo dei suoi clienti (quindi circa quattro milioni di persone) e ha portato un altro terzo, altri quattro milioni, nella fascia alta dei poveri. Che può sembrare un eufemismo… fascia alta dei poveri, ma non lo è, perché ci sono poveri senza speranza e poveri con speranza…
Questo libro è come un soffio di aria fresca, perché oltretutto Muhammad Yunus è dotato di senso dell’umorismo ed è capace di ironie – per esempio appunto sulla Banca mondiale - graffianti quanto basta per capire meglio le cose.
Di Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri, edizioni Feltrinelli.
Vi saluto, e vi ricordo che ogni volta che fate un acquisto è come se metteste un voto nell’urna della società che conta veramente.

I commenti dei visitatori:


E' sicuramente la via giusta per dare un concreto aiuto a chi né ha bisogno. Un progetto simile ho cercato di promuoverlo in Tunisia nella zona costiera del sud, dove vivono gli ultimi pescatori che utilizzano le feluche a vela latina per lavorare. Gente molto povera che vive del proprio lavoro ma che hanno difficoltà sempre più crescenti nel catturare i pesci nel nostro mare malato che é il Mediterraneo. Il mio progetto si basa su un sistema molto semplice: dare la possibilità al pescatore di arredare una parte della sua casa con un minimo di confort per affittarla ai turisti che vogliono vivere un' esperienza alternativa e culturale vivendo alcune giornate e contatto con una realtà lavorativa tradizionale e ricca di interesse. Ho vissuto questa esperienza perché ho la fortuna di vivere in Tunisia da oltre 15 anni e ho apprezzato gli insegnamenti e la profonda cultura di questa gente verso la natura e la loro fierezza e il rispetto della tradizione.


Flovis - 15-12-2007

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Flovis - 15-12-2007

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Francesco - 15-12-2007

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You’re a real deep thinker. Takhns for sharing.


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Clear, intvrmafioe, simple. Could I send you some e-hugs?


4F3D46uI - 09-11-2016

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4F3D46uI - 09-11-2016

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