Il blog di Vincenzo Masotti



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Il testo di Vincenzo:

Sapete perché non notiamo certe sottigliezze del mercato? Perché ognuno di noi nel corso degli anni si è gradualmente convinto che il consumo sia un esercizio ordinario, convenzionale, quasi banale, a cui non è necessario destinare particolari attenzioni. Fra l’altro, abbiamo sempre fretta.
Molte persone vivono l'atto del consumare come una cosa che riguarda solo se stessi, i propri gusti, le proprie voglie, il proprio portafoglio o il diritto, come consumatori, a non essere ingiustamente imbrogliati. Ma dietro a questo nostro gesto spontaneo, vissuto come pura consuetudine del nostro quotidiano, si nascondono problemi di portata planetaria, di natura sociale, politica ed ambientale che nessuno dovrebbe permettersi di ignorare.

Faccio rapidissimamente alcuni esempi per i quali mi odierete un po'... (ma più tardi mi farò perdonare dimostrandovi quale pessimo consumatore può essere il sottoscritto...) In agricoltura, l'uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi sta progressivamente avvelenando le falde acquifere e rende sterili vastissimi territori.  I liquami emessi dalle stalle industriali alterano pericolosamente fiumi e terreni.
I prodotti chimici venduti per tenere le nostre case linde e scintillanti avvelenano con sostanze tossiche di ogni tipo le circostanti zone di produzione, ma anche le nostre stesse case.
Lo smodato utilizzo della carta, ormai largamente impiegata in ogni settore, penso soprattutto alla pubblicità, sta provocando spaventosi depauperamenti di boschi e foreste a livello planetario. Perfino la carta riciclata, simbolo dell'attenzione ecologica, rappresenta una maledizione ambientale per le zone che ospitano le industrie di riciclaggio. E potrei continuare per un bel po’.
Praticamente noi facciamo pagare il prezzo delle nostre "esigenze consumistiche" soprattutto ai popoli che non partecipano al nostro banchetto!  Il nostro sistema di vita è in competizione con quello della gente del Sud e aggrava sempre di più la loro già precaria condizione. Noi, il 23 per cento della popolazione mondiale, consumiamo l'80 per cento delle risorse mondiali.
La risposta alle loro sacrosante esigenze richiederebbe una crescita produttiva che il Sud potrebbe attuare solo se il Nord rinunciasse a fare la parte del leone nell'uso delle risorse, se riducesse drasticamente la produzione di rifiuti e se aumentasse la sensibilità di ogni singolo individuo verso questo tipo di problemi. Insomma, dovremmo contenere il nostro sistema di vita ed essere più "sobri".

Non ho formule diverse da quelle note di praticare un consumo critico e di ESERCITARE IL DIRITTO DI VOTO DEL CONSUMATORE del quale parla da anni il missionario Alex Zanotelli.  Ora, il consumo critico poggia su due pilastri: l'esame dei singoli prodotti e l'esame delle imprese.
Ecco alcune domande da porsi rispetto ai singoli prodotti, così come sono suggeriti nel bel libro Guida al consumo critico, del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, edizioni EMI:
- la tecnologia impiegata è ad alto o a basso consumo energetico?
- Quanti e quali veleni sono stati prodotti durante la fabbricazione dell’oggetto?
- Quanti ne produrrà durante il suo utilizzo e il suo smaltimento?
- E' stato ottenuto da materie prime riciclate o di primo impiego?
Se si tratta di prodotti provenienti dal sud del mondo è d'obbligo chiedersi: in quale "condizioni di lavoro" sono stati ottenuti? Etc.
Su questo, soprattutto su questo penso, dovrebbero lavorare le associazioni dei consumatori... Anche perché a ben guardare siamo noi stessi le prime vittime del nostro consumismo, dato che siamo sommersi da rifiuti e da malattie legate alla sovralimentazione. Siamo affetti da centomila nevrosi a causa delle molte insoddisfazioni e della vita frenetica che conduciamo. E avremmo mille motivi per ricercare una forma di vita più sobria il che non significa certo tornare alla candela o al lavaggio a mano della biancheria...

Ora il primo a dover fare esercizio di sobrietà, ahimé, è proprio il sottoscritto. Adesso vi racconto una cosa  che non vuole essere una richiesta di perdono. Quelle cose lì le lascio ai superpapi. Solo per dire che la crescita verso una migliore coscienza consumeristica è piena di contraddizioni e come i predicatori spesso stonino.  Avete presente quei cataloghi per vendite per corrispondenza pieni di oggettini che sembrano - sottolineo la parola "sembrano" - intelligenti e poco costosi? Dopo anni di tentazioni, anche mia moglie ed io ci siamo caduti. Qualche giorno fa abbiamo ricevuto - con modalità molto veloci ed efficienti, a dire il vero - un pacchetto contenente oggetti come questi: un clip anti russamento che mi fa male al naso e che quindi non metto su, una presa per protezione fulmini che un tecnico mi ha detto esser poco efficace, un amplificatore d'ascolto che pensavo amplificasse le voci da lontano e invece amplifica i miei rumori corporali, un laccio allenta/stringi che mi sembra poco robusto (si romperà presto), un portachiavi per distratti che dovrebbe essere reperibile con un fischio o con un applauso, ma che non funziona. E qualche altra stupidatina per un valore che supera i 100 euro.

Povero Masotti, come sei caduto in basso... altro che consumo critico!...   Comunque una cosa la faccio, da quando cominciai a realizzare trasmissioni per i consumatori una quindicina di anni fa... Quando compro, di solito leggo le etichette... E voi?

I commenti dei visitatori:


This insg'htis just the way to kick life into this debate.


VAMjYQz6VCd - 09-11-2016

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VAMjYQz6VCd - 09-11-2016

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