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Vincenzo Masotti  

Di pigrizia e d'altro - TANTO PER RICOMINCIARE.

"Ho conosciuto dei bugiardi che proprio non riescono a mentire…". E' efficace come complimento a un bugiardo? E può funzionare, dopo un ballo sfortunato, una battuta suggerita da Mino Maccari? "Egregio signore, mi ha pestato i piedi per tutto il ballo"...
"Gentile signora, lei però mi ha pestato il cuore..."
Pillole di ironia, battute fulminanti, poesie romantiche, frammenti di saggezza. Potrebbero servire a fare bella figura in compagnia, a sedurre la ragazza dei nostri sogni, a conquistare il capo ufficio puntando sulle armi dello "humour".
Ma siccome non è semplice avere la battuta pronta che facciamo?
Andiamo a chiedere soccorso alla Rete, dove si trovano una quantità industriale di siti pieni zeppi di citazioni, aforismi, detti, barzellette, dove basta pescare la battuta giusta...
A parte il fatto che se ne possono trovare impostando un motore di ricerca eccovi un indirizzo: La battuta di Maccari si trova in citazionet, a questo indirizzo: www.gentili.org/citazionet/. E' il sito di un signore che si chiama Giovanni Gentili e che dal 1996 raccoglie battute di grandi personaggi antichi e moderni. Qualche esempio: per l'amore ecco un paio di cattiverie di Ennio Flaiano: "In amore bisogna non avere scrupoli, non rispettare nessuno, se occorre essere capaci di andare a letto con la propria moglie…"
Oppure: "amore? beh.. forse col tempo, conoscendoci peggio…"
per l'informatica, una facezia d'annata di un grande pittore:
"I computer sono inutili, ti sanno dare solo risposte…" firmato Pablo Picasso. Non male.
www.gentili.org/citazionet/... sappiatemi dire se il motore di ricerca previsto dal signor Gentili funziona. Io ho avuto problemi.
In un altro sito avevo trovato altre frasi più o meno celebri. Purtroppo non mi ricordo l'indirizzo, ma mi ricordo che avevo trovato una frase (udite! udite!) di Bill Gates: "Se il nostro solo strumento è un martello, ogni problema assomiglierà ad un chiodo da battere". Beh, mi sono ricreduto sul personaggio, che non amavo molto essendo un utente Mac. Adesso poi che non è l'uomo più ricco del mondo… 
Chiudo citando un simpatico blog che ho trovato per caso: http://vitainpillole.wordpress.com/ - Il messaggio postato il 6 aprile 2012 parla di libri. Così:
1.  Il tuo libro preferito: Jane Eyre, di Charlotte Brontë – ma noooo, non l’avreste mai detto, vero?
2. La tua citazione preferita: “Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”. Italo Calvino, Il visconte dimezzato
5. Il libro più lungo che tu abbia mai letto. Anna Karenina, di Lev Tolstoj7. Il libro che ti descrive. Oltre al già citato Jane Eyre, direi che posso ritrovarmi già nel titolo di Una ragazza fuori moda, di Louise May Alcott.
8. Un libro che consiglieresti. Il mulino sulla Floss, di George Eliot – il primo libro che ho seriamente letto in inglese, tutto intero eh!
11. Un libro che prima amavi e che ora odi. I love shopping, di Sophie Kinsella. La saga in generale, direi…
12. Un libro che non ti stancherai mai di rileggere. L’eleganza del riccio, di Muriel Barbery
 15. Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi   Ciò che ho descritto in questo francese era solo l’effetto di una intelligenza sovreccitata e forse malata. (I delitti della Rue Morgue, Edgar Allan Poe)
21. Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te. Igiene dell’assassino, di Amélie Nothomb
23. Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita. Direi Marina di Carlos Ruiz Zafón, delusione incredibile. La versione venuta male de L’ombra del vento.
27. Un libro che vorresti aver scritto. Fra i miliardi che ho in mente, Il maestro e Margherita, di Michail A. Bulgakov e 1984, di George Orwell.
Ecc.
Personaggio interessante questa "adolescente atipica" come si autodefinisce. Solo che non credo che sia adolescente… E comunque non ho voglia di cercarla.
Sono pigro! (da scegliere tra le seguenti definizioni la più adatta):

Pigrizia. Un'ingiustificata rilassatezza di costumi da parte di una persona di basso ceto.
Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

La pigrizia è il rifugio degli spiriti deboli.
Philip Dormer Stanhope Chesterfield, Lettere al figlio, 1744/1890 (postumo)

La pigrizia è l'intelligente e fantasiosa madre di molte invenzioni.
Thomas Edison (attribuito)

I pigri intelligenti hanno sempre grandi ambizioni, per giustificare la propria pigrizia alla propria intelligenza.
John Fowles, La donna del tenente francese, 1969

Per quanto sia meritevole essere attivi, ancora più lodevole è di mettere in luce, con la propria pigrizia, l'attivismo degli attivi e così, in certo modo, nobilitarlo.
Manfred Hausmann
(vm 26 aprile 2012)
 

08-03-2015

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Io sono un hacker, anche se so poco di computer.

Persona che agisce sotto l'impulso di andare oltre i confini delle conoscenze tecnologiche. Chi sarebbe? Ma l’hacker, naturalmente, finalmente riabilitato nell’opinione pubblica dopo che la maggior parte dei mezzi di comunicazione lo ha dipinto superficialmente come un ignobile pirata della rete. Invece, nell'accezione positiva del termine, quella corretta, un hacker è un profondo conoscitore del campo nel quale è esperto, è in sostanza il primo sperimentatore di ogni innovazione
Vediamo come nasce questa figura: Siamo nell'anno 1958, quando in una stanza del MIT (Massachusetts Institute of Technology) prese vita il club che avrebbe cambiato la storia del computer: Il Club si chiamava: Tech Model Railroad Club, altrimenti noto come TMRC. I soci del club amavano trascorrere il proprio tempo utilizzando le tecnologie dell'epoca (elettricità e poco altro) per realizzare plastici di trenini quanto mai realistici e minuziosi nei dettagli. La sfida era quella di sviluppare un "sistema" vero e proprio che riproducesse una rete ferroviaria miniaturizzata. La stanza era interamente occupata da un plastico ad altezza d’uomo sotto il quale si snodava una tale giungla di relè, interruttori, commutatori e cavi da far restare a bocca aperta.  I soci anziani, oltre a fissare le regole di comportamento del club (tra le quali una che vincolava le matricole a trascorrere almeno quaranta ore lavorando al "sistema" prima di poter ricevere la chiave della stanza), si ingegnarono a definire un gergo tecnico particolare che soltanto gli adepti potevano interpretare. Tra i termini coniati, ve n'era uno che è poi l’oggetto di questo articoletto: hack.
Un hack era un progetto intrapreso o un oggetto costruito non soltanto per adempiere a uno scopo specifico, ma che recava in sé il piacere scaturito dalla pura conoscenza.
Il termine era un'eredità del vecchio slang del MIT: in origine era stato usato per definire gli scherzi particolarmente creativi fatti dagli studenti alla comunità studentesca o al corpo docente. Il modo in cui lo usavano i membri dei TMRC denotava invece principalmente rispetto; per dimostrarsi come hack,  un’operazione doveva rivelare stile e virtuosismo tecnico, dimostrandosi anche innovativa. E i membri più produttivi del club che lavoravano al sistema dei trenini occupandosi di segnali e alimentazione elettrica, si definivano con orgoglio "hacker". Ora capitò che furono loro ad occuparsi dei primi computer (che erano ai tempi bestioni del valore di milioni di dollari) ricevuti dall'università. E quei marchingegni elettronici che il resto di noi considerava delle scatole nere praticamente incomprensibili, portarono lo studio dell'intelligenza artificiale – grazie agli Hackers - a livelli per quei tempi inauditi.
Quindi, l'hacker è per definizione un innovatore, una mente scientifica e curiosa che adotta tecniche estreme per migliorare il mondo che ci circonda: dai computer alla meccanica, dalla biologia alla cucina. La buona notizia è che questa disciplina non conosce confini: si può essere hacker in ogni campo dello scibile umano.
A causa di un errato uso del termine da parte dei media generalisti, la definizione è stata spesso confusa con "cracker", che invece indica l'applicazione degli hack informatici ad attività illegali come l'infrazione di sistemi informativi, il furto di numeri di carte di credito oppure il trafugamento di informazioni preziose. Ma questo fa parte di altro capitolo...
A chi vuole conoscere meglio le varie sfaccettature di questo mondo degli hacker, indico alcuni libri, un po' vecchiotti, ma sempre validi: “Hackers, i ribelli digitali”, di Paolo Mastrolilli, edizioni Laterza. “l’etica Hacker e lo spirito dell’età dell’informazione”, di Pekka Himanen, editore Feltrinelli e infine, ma questo è più uno strumento per difendersi dai crackers, “Il manuale del giovane Hacker”, di Wallace Wang, edizioni Hops.
Ovviamente, parlando di Hacker, non poteva mancare il libro scritto dal più famoso Hacker del mondo, Kevin Mitnick l'inventore dell'Ingegneria Sociale. "L'arte dell'inganno", editore Feltrinelli.

29-11-2012

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DI PRIMARIE E D'ALTRO

E così si ricomincia. Ho vissuto più o meno vent'anni di sofferenza, dove tutte o quasi le mie speranze (e le mie lotte) degli anni 60-70 sembra siano andate a farsi friggere. Il paese è peggiorato anziché migliorare, la cultura ha perso colpi, la democrazia ne ha persi molti di più. Anche Berlusconi ha perso ma hanno vinto il culto del denaro e della televisione. Dunque ha vinto, o sta vincendo, il berlusconismo. Ha vinto, o sta vincendo, pure l'opportunismo, la mancanza di coerenza e l'accodarsi ad un liberalismo (liberalismo?) che non sa dove andare, se non si tratta di salvare le banche e i loro poco attrezzati padroni. Monti e i suoi tecnici mi avevano illuso per pochi mesi, il PD ha mostrato e sta mostrando i suoi limiti e la sua angosciante vecchiezza. 
E dunque? Ancora una volta dovrò votare (perché comunque ritengo un dovere votare) con il naso semitappato. E' chiaro che è anche colpa mia, che non ho saputo mobilitare almeno un po' di persone del mio territorio e del mio ambiente se non per pochi mesi.
Tanti, troppi, sono più o meno schifati, ma adesso non resta che provare a scegliere tra i candidati del centrosinistra che comunque non sembrano essere così bacati come tanti (tanti, non tutti!) in altri partiti. Mi sembra che Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci e Puppato siano brave persone. Speriamo che sappiano togliere dal cilindro anche un po' di QUALITA' PROFESSIONALI, magari scegliendosi collaboratori preparati e onesti. Mi auguro soprattutto che siano trasparenti e sappiano giustificare e argomentare anche le scelte meno popolari.  Ad essere attrezzato per il governo, mi pare che il più adatto, tecnicamente e per esperienza, possa essere Pierluigi Bersani. Ad essere attrezzata per un cambiamento più significativo mi sembra possa essere Laura Puppato. Dunque i miei voti andranno in quella direzione: Puppato in prima istanza (ha poche possibilità di emergere...), Bersani in seconda (nel probabile ballottaggio). Dopodiché si vedrà se potremo smuovere l'acquitrino nel quale siamo impantanati da tanto tempo. Restano i giovani e la loro (vien detto) disperazione. Anch'io da giovane ci ho messo tanto a capire un po' di cose, eppure ci ho messo tanto entusiasmo e tante forze.
Spero in voi, ragazzi. Perché abbiate più fortuna e più abilità di me.

PS: il testo l'avevo scritto una settimana fa, adesso vedo che Laura Puppato consiglia di votare per Renzi nel ballotaggio. E mi cadono le braccia (avevo appena ascoltato "Perdo i pezzi" di Giorgio Gaber...). Di Renzi, come ho scritto in altri luoghi, Facebook ecc. non mi fido.

29-11-2012

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Cosa sta dicendo quel politico, quel comico? NON CAPISCO! Sono un analfabeta funzionale.

Nel 2003 circa il 47 per cento degli italiani di età compresa tra i 14 e i 65 anni aveva forti deficienze nella semplice comprensione di un testo. Primi in classifica, tanto per cambiare... Al secondo posto si trovavano il Messico (43,2%) l'Irlanda (22,6%) la Gran Bretagna (21,8%) e giù giù fino all'alfabetizzatissima Svezia (7,5%!!).

47 per cento vi sembra troppo? Negli anni successivi, secondo il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco (libro “Investire in conoscenza”) e il linguista Tullio De Mauro la percentuale è salita all'80 per cento! Si chiama analfabetismo funzionale. Che non vuol dire non saper leggere o scrivere. Quello è analfabetismo tout court (incapacità di leggere e/o scrivere frasi semplici).
L'analfabetismo funzionale corrisponde all'incapacità di usare in modo efficiente lettura, scrittura, o calcolo, nelle situazioni della vita quotidiana. In soldoni, per esempio, riempire una domanda per un posto di lavoro, leggere le istruzioni per l'uso del computer, capire un contratto legalmente vincolante, ecc. (aggiungerei provocatoriamente: capire il programma di un partito politico o saper leggere un proclama delle brigate rosse...).
E' evidente che un analfabeta funzionale può facilmente essere oggetto di intimidazioni sociali, rischiare la salute, prendere salari molto bassi e così via.
Nei primi anni 2000 è stato stimato che il 60% degli adulti nelle carceri federali e statali americane erano funzionalmente o marginalmente analfabeti, e l'85% dei delinquenti minorenni aveva problemi riguardanti la lettura, la scrittura e la matematica di base.
In Inghilterra (Regno Unito) è stato calcolato che o
gni anno 100.000 allievi lasciano la scuola come analfabeti funzionali e in Francia il tasso di illetterismo (altro modo di definire l'analfabetismo funzionale) è in calo, ed è maggiore per la popolazione tra i 60 e i 65 anni (34%) piuttosto che tra i giovani di 18-29 anni (14%).
In Italia, come dicevo prima, le ricerche svolte nel 2003-2004 su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni hanno denunciato un quadro non brillante: il 46,1% è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza. Con il peggioramento denunciato da Visco e De Mauro. (dati tratti dal Sole24ore e da Wikipedia).

Uno studio intitolato Literacy at Work ("Alfabetismo sul lavoro"), pubblicato dal Northeast Institute nel 2001, ha rilevato che le perdite economiche attribuite a carenze nelle abilità di base ammontano a molti miliardi di euro all'anno a causa della bassa produttività, degli errori e degli incidenti riconducibili all'analfabetismo funzionale.
Ci si dovrebbe rendere conto (e chi si occupa della scuola e della formazione ne è particolarmente responsabile) che in questo modo si preparano cittadini NON competenti. Né per il lavoro, né per la società (per la democrazia), né per la vita in generale.

20-05-2012

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(ri) PARLIAMO DI DIOSSINE

Con la vittoria del partito delle 5 stelle è tornata alla ribalta, tra le altre cose, la battaglia contro gli inceneritori, perché, si dice, sono produttori di diossina e quindi pericolosi per la salute. E' un pallino di Beppe Grillo, ma non è così vero. Allora mi è tornato alla mente un articolo che avevo scritto nel 1999 (13 anni fa! esattamente il 9 giugno) nel quale affrontavo il tema diossine (plurale) partendo da (qualcuno lo ricorderà) lo scandalo dei polli alla diossina che era nato in Belgio e che per un certo periodo aveva spaventato (giustamente) l'opinione pubblica europea. Ve lo ripropongo tal quale, escluse le ultime righe, perché mi sembra ancora utile.
"Inevitabile parlare di polli alla diossina, anche se purtroppo non siamo ancora in possesso di notizie veramente decisive.
Notizie che invece in questi dieci giorni appena trascorsi hanno continuato a sovrapporsi, a dilatarsi, a diventare esagerate e contraddittorie.
Migliaia di allevamenti bloccati in Belgio, Olanda e Francia. Sospetti che l’inquinamento si sia allargato ad altri animali. E dato che i grassi animali vengono utilizzati per molte lavorazioni, ecco i timori per gli alimenti per l’infanzia, per i gelati le merendine e i biscotti, e anche per l’uso di certe medicine, per esempio quelle in supposta, che utilizzano grassi animali. Insomma non male in tema di allarmismo…
A costo di apparire un po’ cinico, io vorrei ridimensionare i grandi clamori dei mass media. Vediamo di ripercorrere gli avvenimenti: verso la fine di maggio giunge dal Belgio la notizia che un certo numero di polli sono morti in vari allevamenti a causa di mangimi contenenti diossina. La cosa veramente grave è che questa notizia circolava tra le autorità belghe dal gennaio scorso, ma solo ai primi di maggio vengono informate Francia e Olanda e solo alla fine del mese gli altri paesi europei.
Successivamente si viene a sapere che più che di diossina si tratta probabilmente di olii esausti contenenti tracce di diossina: precisamente di difenili policlorurati, PCB, che però non vengono più prodotti da almeno dieci anni. L’ultima notizia è che in realtà si trattava di olio usato per friggere le patatine da una ditta olandese, che potrebbe essere stato contaminato con diossine e PCB dai recipienti nei quali è stato confinato. Notizie a lato di queste citate ci parlano di regolamenti di conti tra politici, con dimissioni varie e ragioni più elettoralistiche che etiche (non dimenticate che in Belgio oltre alle elezioni europee, il 13 giugno ci sono anche le elezioni legislative e quelle municipali…) . E non sono mancate assurdità come la richiesta – proprio di ieri - alla Svizzera di certificare i propri prodotti da parte di Belgio e Olanda. L’inquinamento proviene dall’Olanda, la fabbrica che ha prodotto questi grassi è stata identificata appunto ieri, mentre i grossisti che hanno distribuito il mangime sono belgi (in particolare la ditta Verkest di Gand). E questi due paesi chiedono di certificare i prodotti svizzeri.
Siamo al culmine dell’ipocrisia…
Ma questa è anche una conseguenza dell’isolamento della Svizzera in Europa e il fatto dovrebbe far riflettere…
Quello che non c’è verso di sapere, finora, è il livello di inquinamento - in quantità - nelle 98 tonnellate di grassi denunciate dall’Unione europea (non sono poche come potrebbe sembrare perché sono alla base della produzione di 1.600 tonnellate di mangimi). E non si sa inoltre come siano state fatte le analisi.
La domanda non è tanto peregrina, perché per identificare la presenza di diossine in un composto occorrono macchine molto sofisticate, costosissime e rare.
Per esempio, per verificare le quantità di diossina presenti nel sangue degli abitanti di Seveso, i ricercatori milanesi che si occupano tuttora della questione inviano ancora oggi i campioni negli Stati Uniti dove viene fatto il rilevamento con sofisticati spettrofotometri.
MA COSA SONO LE DIOSSINE? Sono un sottoprodotto di attività umane e di fenomeni naturali, e il nome è dato in realtà ad un gruppo piuttosto numeroso di sostanze che comprende 75 diossine e 135 composti collegati detti furani, ognuno dei quali è diverso dagli altri per ubicazione e numero degli atomi di cloro fissati alla molecola e per il loro variabile grado di tossicità. Quella a cui si fa maggiore riferimento è la "diossina di Seveso" o 2,3,7,8-tetra-clorodibenzodiossina, che è la più tossica e l’unica finora dichiarata ufficialmente cancerogena dall’organizzazione mondiale della salute. Ma la diossina belga non è la diossina di Seveso, e questo è già rassicurante.
Le diossine di solito si trovano disciolte nel tessuto grasso, dove cioè possono accumularsi attraverso la catena alimentare. In laghi e fiumi le diossine sono spesso fissate ai sedimenti o ad altre sostanze organiche. Tre o quattro anni fa – negli Stati uniti - vennero trovate delle diossine nei polli in una zona dove – si scoprì poi – le sostanze provenivano da un terreno argilloso nel quale le diossine si erano fissate migliaia e migliaia di anni fa in seguito ad un colossale incendio.
Perché le diossine prodotte dall'attività dell'uomo vengono dall'incenerimento a bassa temperatura dei rifiuti urbani o industriali, dall'industria metallurgica durante operazioni di fusione e raffinazione e da processi produttivi dell’industria chimica. Ma si tratta di quantità minime e sempre più basse rispetto al totale che deriva soprattutto dagli incendi boschivi (per esempio, appiccati naturalmente da fulmini), dai vulcani, dai cumuli di concime, dal fuoco dei caminetti, dallo stesso fumo delle sigarette e da altre cause naturali.
Sulla base di numerosi studi pubblicati sull'esposizione umana alle diossine, praticamente tutta la popolazione mondiale presenta nel corpo tracce di queste sostanze. Sono state riportate concentrazioni di 2,3,7,8-tetraclorobenzodiossina nel grasso umano pari a 5-15 parti per bilione, il che equivale approssimativamente a 15 nanogrammi (vale a dire a 0,00000015 grammi) di diossine per 70 kg di peso corporeo.
Il potenziale effetto a lungo termine delle diossine a bassi livelli di concentrazione è stato oggetto di numerosi studi. Gran parte della ricerca in atto tende a comprendere meglio il modo in cui le diossine agiscono sugli organismi viventi. Inoltre, si stanno sviluppando tecnologie per identificare e ridurre ulteriormente il quantitativo di diossine immesse nell'ambiente da fonti legate all'attività umana e per individuare metodi per trattare materiali e scarti contenenti diossine.
In un recente documento, pubblicato con il patrocinio dell'Accademia francese delle scienze, si sostiene che, sulla base delle odierne conoscenze, l'esposizione della popolazione agli attuali livelli di diossine non costituisce un grosso rischio per la salute.
Da altre ricerche risulta che la diossina è altamente tossica per le cavie, ma ha una tossicità migliaia di volte inferiore per altri animali. E l'uomo sembra essere molto più resistente agli effetti tossicologici e cancerogeni delle diossine.
Nei giorni e nelle settimane successive all’incidente di Seveso morirono molti animali, soprattutto erbivori, ma non vi furono decessi tra le persone. Nel panico seguito all'incidente, vi furono 17 aborti, di cui vennero analizzati i feti e nei quali non si riscontrò nessuna anomalia dovuta all'episodio. Ci furono molti casi di un'infezione cutanea denominata cloracne, che si risolse in un intervallo di tempo da pochi mesi ad alcuni anni.
A tutt’oggi, nella zona sono aumentati leggermente alcuni tipi di tumore, leucemie e sarcomi dei tessuti molli, ma sono diminuiti altri tipi di tumore, come il cancro alla mammella. In totale il numero dei tumori nella zona colpita dalla diossina di Seveso è mediamente inferiore al numero di tumori verificato nelle zone circostanti. Però questo non è un dato definitivo, perché si ritiene che gli effetti cancerogeni della diossina di Seveso possano manifestarsi dopo 20 o 30 anni. Per questo la popolazione viene monitorata ancora oggi.

Per finire, ecco qualche consiglio: secondo uno degli esperti che si occupò di Seveso, Alessandro di Domenico, rare esposizioni non comportano nel tempo rischi tossicologici. Non deve certo temere, dunque, chi mangia un uovo o una coscia di pollo ogni tanto. La cottura non diluisce la diossina, però i cibi si possono sgrassare (ricordate che le diossine si annidano nei grassi). Bollendoli o cucinandoli sulla graticola. La pelle è meglio che venga eliminata. Vedete poi come sia ancor di più consigliabile un’attenta lettura dell’etichetta per verificare – in questo caso - che il prodotto che consumiamo non giunga direttamente dal Belgio o dall’Olanda…
Un’ultimissima considerazione impone che venga meglio tutelata la sicurezza alimentare dei consumatori. 
Devono essere bandite ormai le farine animali usate negli allevamenti, specialmente degli erbivori, bisogna che intervengano le autorità. Perché anche nel caso delle galline che sono notoriamente onnivore, si vede come l’uso di certi mangimi non controllati abbia combinato tutti queste preoccupazioni. Credo che le associazioni dei consumatori debbano darsi da fare parecchio in questo campo."
Ma non demonizziamo gli inceneritori. Oppure smettiamo di produrre rifiuti? Sembra che sia impossibile…
Vi saluto col vecchio doppio slogan del Bollettino dei consumatori: "ricordate che ogni vostro acquisto è un voto, e prima di acquistare un qualsiasi prodotto, controllate per bene le etichette…."

14-05-2012

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Una questione di vita e di morte

“Quando io morirò, il tuo pianto duri
Non più della campana...
E se la memoria ti addolora
Voglio sparire dal tuo dolce cuore
Se leggerai i miei versi, scorda allora
Chi li compose...
Non nominare il mio povero nome...”
Sonetto XXXI di William Shakespeare.
E' tratto da un bellissimo spettacolo di Luca Radaelli presentato al Teatro Nuovo di Varese la settimana scorsa. “Una questione di vita e di morte. Veglia per E.E.”. Dove “E.E.” sta per Eluana Englaro.
Un'ora e mezzo di monologhi, di canti e musiche che, senza forzature ideologiche e politiche, ha aiutato un pubblico più numeroso del previsto a riflettere sulle cose più importanti della nostra esistenza: la vita e la morte. “Qual è – ci dice Luca Radaelli – il sottile lembo di terra che unisce i due mondi, quello dei vivi e quello dei morti? E dov'è il confine che segna il passaggio dall'uno all'altro mondo? Forse che non vediamo intorno a noi persone che è come se fossero morte da tempo? Forse che non sono ancora vivi, per noi, uomini e donne morti da tempo?”
Riflessioni più che necessarie in un'epoca dove tutto è mercificato e plastificato, dove regna la superficialità, il pressapochismo e l'analfabetismo funzionale (tema quest'ultimo che affronterò prossimamente: in Italia, ahimé primo paese al mondo, l'analfabetismo funzionale tocca l'80 per cento delle persone!).
Perché in tutte le culture, la morte è un fatto naturale. Dall’Irlanda all’Africa, dalla Calabria alla Groenlandia, le comunità si riuniscono a vegliare il morto con canti e racconti, mangiando, bevendo, anche ubriacandosi. Questo spettacolo riprende la tradizione proponendo una veglia, laica, anche per chi non ha avuto questa possibilità. Al contrario nel caso Englaro avevamo assistito a una sorta di veglia mediatica a reti unificate, dove la polemica sostituiva la pietà. Addirittura ci fu chi ha parlato di cultura della vita opposta ad una cultura della morte. Viviamo in una società che vende modelli di giovinezza e prestanza e la morte cerca di dimenticarla, occultarla, esorcizzarla. Qui se n'è parlato citando Dante, Shakespeare, Sofocle e altri grandi della storia attraverso canti, letture, brani poetici. Per capire quanto si diceva prima, che vita e morte sono le due facce della stessa medaglia. Vorrei tanto che questo spettacolo fosse visto da molte persone e spero che possa girare il più possibile.
Per questo vi indico alcuni indirizzi che aiuteranno a far circolare l'informazione.

Qui trovate alcuni stralci dello spettacolo in un bel servizio messo in onda da RaiNews: http://altrevoci.blog.rainews24.it/2012/02/22/eluana-englaro-in-scena-a-tre-anni-dalla-morte/ è un video un po' lungo (circa 16 minuti) ma ci sono anche interviste e brevi inchieste che completano l'argomento. Al contrario vi sconsiglio di vedere e ascoltare lo spettacolo su YouTube, perché il suono purtroppo non aiuta né concentrazione, né attenzione.
Informazioni ulteriori le potete trovare nel sito di Radaelli:
WWW.ultimaluna.org
.


08-05-2012

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