Il blog di Vincenzo Masotti

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Il testo di Vincenzo che stai commentando:

Nel 2003 circa il 47 per cento degli italiani di età compresa tra i 14 e i 65 anni aveva forti deficienze nella semplice comprensione di un testo. Primi in classifica, tanto per cambiare... Al secondo posto si trovavano il Messico (43,2%) l'Irlanda (22,6%) la Gran Bretagna (21,8%) e giù giù fino all'alfabetizzatissima Svezia (7,5%!!).

47 per cento vi sembra troppo? Negli anni successivi, secondo il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco (libro “Investire in conoscenza”) e il linguista Tullio De Mauro la percentuale è salita all'80 per cento! Si chiama analfabetismo funzionale. Che non vuol dire non saper leggere o scrivere. Quello è analfabetismo tout court (incapacità di leggere e/o scrivere frasi semplici).
L'analfabetismo funzionale corrisponde all'incapacità di usare in modo efficiente lettura, scrittura, o calcolo, nelle situazioni della vita quotidiana. In soldoni, per esempio, riempire una domanda per un posto di lavoro, leggere le istruzioni per l'uso del computer, capire un contratto legalmente vincolante, ecc. (aggiungerei provocatoriamente: capire il programma di un partito politico o saper leggere un proclama delle brigate rosse...).
E' evidente che un analfabeta funzionale può facilmente essere oggetto di intimidazioni sociali, rischiare la salute, prendere salari molto bassi e così via.
Nei primi anni 2000 è stato stimato che il 60% degli adulti nelle carceri federali e statali americane erano funzionalmente o marginalmente analfabeti, e l'85% dei delinquenti minorenni aveva problemi riguardanti la lettura, la scrittura e la matematica di base.
In Inghilterra (Regno Unito) è stato calcolato che o
gni anno 100.000 allievi lasciano la scuola come analfabeti funzionali e in Francia il tasso di illetterismo (altro modo di definire l'analfabetismo funzionale) è in calo, ed è maggiore per la popolazione tra i 60 e i 65 anni (34%) piuttosto che tra i giovani di 18-29 anni (14%).
In Italia, come dicevo prima, le ricerche svolte nel 2003-2004 su un campione della popolazione compresa tra 16 e 65 anni hanno denunciato un quadro non brillante: il 46,1% è al primo livello, il 35,1% è al secondo livello e solo il 18,8% è a un livello di più alta competenza. Con il peggioramento denunciato da Visco e De Mauro. (dati tratti dal Sole24ore e da Wikipedia).

Uno studio intitolato Literacy at Work ("Alfabetismo sul lavoro"), pubblicato dal Northeast Institute nel 2001, ha rilevato che le perdite economiche attribuite a carenze nelle abilità di base ammontano a molti miliardi di euro all'anno a causa della bassa produttività, degli errori e degli incidenti riconducibili all'analfabetismo funzionale.
Ci si dovrebbe rendere conto (e chi si occupa della scuola e della formazione ne è particolarmente responsabile) che in questo modo si preparano cittadini NON competenti. Né per il lavoro, né per la società (per la democrazia), né per la vita in generale.


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