Il blog di Vincenzo Masotti

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Il testo di Vincenzo che stai commentando:

Con la vittoria del partito delle 5 stelle è tornata alla ribalta, tra le altre cose, la battaglia contro gli inceneritori, perché, si dice, sono produttori di diossina e quindi pericolosi per la salute. E' un pallino di Beppe Grillo, ma non è così vero. Allora mi è tornato alla mente un articolo che avevo scritto nel 1999 (13 anni fa! esattamente il 9 giugno) nel quale affrontavo il tema diossine (plurale) partendo da (qualcuno lo ricorderà) lo scandalo dei polli alla diossina che era nato in Belgio e che per un certo periodo aveva spaventato (giustamente) l'opinione pubblica europea. Ve lo ripropongo tal quale, escluse le ultime righe, perché mi sembra ancora utile.
"Inevitabile parlare di polli alla diossina, anche se purtroppo non siamo ancora in possesso di notizie veramente decisive.
Notizie che invece in questi dieci giorni appena trascorsi hanno continuato a sovrapporsi, a dilatarsi, a diventare esagerate e contraddittorie.
Migliaia di allevamenti bloccati in Belgio, Olanda e Francia. Sospetti che l’inquinamento si sia allargato ad altri animali. E dato che i grassi animali vengono utilizzati per molte lavorazioni, ecco i timori per gli alimenti per l’infanzia, per i gelati le merendine e i biscotti, e anche per l’uso di certe medicine, per esempio quelle in supposta, che utilizzano grassi animali. Insomma non male in tema di allarmismo…
A costo di apparire un po’ cinico, io vorrei ridimensionare i grandi clamori dei mass media. Vediamo di ripercorrere gli avvenimenti: verso la fine di maggio giunge dal Belgio la notizia che un certo numero di polli sono morti in vari allevamenti a causa di mangimi contenenti diossina. La cosa veramente grave è che questa notizia circolava tra le autorità belghe dal gennaio scorso, ma solo ai primi di maggio vengono informate Francia e Olanda e solo alla fine del mese gli altri paesi europei.
Successivamente si viene a sapere che più che di diossina si tratta probabilmente di olii esausti contenenti tracce di diossina: precisamente di difenili policlorurati, PCB, che però non vengono più prodotti da almeno dieci anni. L’ultima notizia è che in realtà si trattava di olio usato per friggere le patatine da una ditta olandese, che potrebbe essere stato contaminato con diossine e PCB dai recipienti nei quali è stato confinato. Notizie a lato di queste citate ci parlano di regolamenti di conti tra politici, con dimissioni varie e ragioni più elettoralistiche che etiche (non dimenticate che in Belgio oltre alle elezioni europee, il 13 giugno ci sono anche le elezioni legislative e quelle municipali…) . E non sono mancate assurdità come la richiesta – proprio di ieri - alla Svizzera di certificare i propri prodotti da parte di Belgio e Olanda. L’inquinamento proviene dall’Olanda, la fabbrica che ha prodotto questi grassi è stata identificata appunto ieri, mentre i grossisti che hanno distribuito il mangime sono belgi (in particolare la ditta Verkest di Gand). E questi due paesi chiedono di certificare i prodotti svizzeri.
Siamo al culmine dell’ipocrisia…
Ma questa è anche una conseguenza dell’isolamento della Svizzera in Europa e il fatto dovrebbe far riflettere…
Quello che non c’è verso di sapere, finora, è il livello di inquinamento - in quantità - nelle 98 tonnellate di grassi denunciate dall’Unione europea (non sono poche come potrebbe sembrare perché sono alla base della produzione di 1.600 tonnellate di mangimi). E non si sa inoltre come siano state fatte le analisi.
La domanda non è tanto peregrina, perché per identificare la presenza di diossine in un composto occorrono macchine molto sofisticate, costosissime e rare.
Per esempio, per verificare le quantità di diossina presenti nel sangue degli abitanti di Seveso, i ricercatori milanesi che si occupano tuttora della questione inviano ancora oggi i campioni negli Stati Uniti dove viene fatto il rilevamento con sofisticati spettrofotometri.
MA COSA SONO LE DIOSSINE? Sono un sottoprodotto di attività umane e di fenomeni naturali, e il nome è dato in realtà ad un gruppo piuttosto numeroso di sostanze che comprende 75 diossine e 135 composti collegati detti furani, ognuno dei quali è diverso dagli altri per ubicazione e numero degli atomi di cloro fissati alla molecola e per il loro variabile grado di tossicità. Quella a cui si fa maggiore riferimento è la "diossina di Seveso" o 2,3,7,8-tetra-clorodibenzodiossina, che è la più tossica e l’unica finora dichiarata ufficialmente cancerogena dall’organizzazione mondiale della salute. Ma la diossina belga non è la diossina di Seveso, e questo è già rassicurante.
Le diossine di solito si trovano disciolte nel tessuto grasso, dove cioè possono accumularsi attraverso la catena alimentare. In laghi e fiumi le diossine sono spesso fissate ai sedimenti o ad altre sostanze organiche. Tre o quattro anni fa – negli Stati uniti - vennero trovate delle diossine nei polli in una zona dove – si scoprì poi – le sostanze provenivano da un terreno argilloso nel quale le diossine si erano fissate migliaia e migliaia di anni fa in seguito ad un colossale incendio.
Perché le diossine prodotte dall'attività dell'uomo vengono dall'incenerimento a bassa temperatura dei rifiuti urbani o industriali, dall'industria metallurgica durante operazioni di fusione e raffinazione e da processi produttivi dell’industria chimica. Ma si tratta di quantità minime e sempre più basse rispetto al totale che deriva soprattutto dagli incendi boschivi (per esempio, appiccati naturalmente da fulmini), dai vulcani, dai cumuli di concime, dal fuoco dei caminetti, dallo stesso fumo delle sigarette e da altre cause naturali.
Sulla base di numerosi studi pubblicati sull'esposizione umana alle diossine, praticamente tutta la popolazione mondiale presenta nel corpo tracce di queste sostanze. Sono state riportate concentrazioni di 2,3,7,8-tetraclorobenzodiossina nel grasso umano pari a 5-15 parti per bilione, il che equivale approssimativamente a 15 nanogrammi (vale a dire a 0,00000015 grammi) di diossine per 70 kg di peso corporeo.
Il potenziale effetto a lungo termine delle diossine a bassi livelli di concentrazione è stato oggetto di numerosi studi. Gran parte della ricerca in atto tende a comprendere meglio il modo in cui le diossine agiscono sugli organismi viventi. Inoltre, si stanno sviluppando tecnologie per identificare e ridurre ulteriormente il quantitativo di diossine immesse nell'ambiente da fonti legate all'attività umana e per individuare metodi per trattare materiali e scarti contenenti diossine.
In un recente documento, pubblicato con il patrocinio dell'Accademia francese delle scienze, si sostiene che, sulla base delle odierne conoscenze, l'esposizione della popolazione agli attuali livelli di diossine non costituisce un grosso rischio per la salute.
Da altre ricerche risulta che la diossina è altamente tossica per le cavie, ma ha una tossicità migliaia di volte inferiore per altri animali. E l'uomo sembra essere molto più resistente agli effetti tossicologici e cancerogeni delle diossine.
Nei giorni e nelle settimane successive all’incidente di Seveso morirono molti animali, soprattutto erbivori, ma non vi furono decessi tra le persone. Nel panico seguito all'incidente, vi furono 17 aborti, di cui vennero analizzati i feti e nei quali non si riscontrò nessuna anomalia dovuta all'episodio. Ci furono molti casi di un'infezione cutanea denominata cloracne, che si risolse in un intervallo di tempo da pochi mesi ad alcuni anni.
A tutt’oggi, nella zona sono aumentati leggermente alcuni tipi di tumore, leucemie e sarcomi dei tessuti molli, ma sono diminuiti altri tipi di tumore, come il cancro alla mammella. In totale il numero dei tumori nella zona colpita dalla diossina di Seveso è mediamente inferiore al numero di tumori verificato nelle zone circostanti. Però questo non è un dato definitivo, perché si ritiene che gli effetti cancerogeni della diossina di Seveso possano manifestarsi dopo 20 o 30 anni. Per questo la popolazione viene monitorata ancora oggi.

Per finire, ecco qualche consiglio: secondo uno degli esperti che si occupò di Seveso, Alessandro di Domenico, rare esposizioni non comportano nel tempo rischi tossicologici. Non deve certo temere, dunque, chi mangia un uovo o una coscia di pollo ogni tanto. La cottura non diluisce la diossina, però i cibi si possono sgrassare (ricordate che le diossine si annidano nei grassi). Bollendoli o cucinandoli sulla graticola. La pelle è meglio che venga eliminata. Vedete poi come sia ancor di più consigliabile un’attenta lettura dell’etichetta per verificare – in questo caso - che il prodotto che consumiamo non giunga direttamente dal Belgio o dall’Olanda…
Un’ultimissima considerazione impone che venga meglio tutelata la sicurezza alimentare dei consumatori. 
Devono essere bandite ormai le farine animali usate negli allevamenti, specialmente degli erbivori, bisogna che intervengano le autorità. Perché anche nel caso delle galline che sono notoriamente onnivore, si vede come l’uso di certi mangimi non controllati abbia combinato tutti queste preoccupazioni. Credo che le associazioni dei consumatori debbano darsi da fare parecchio in questo campo."
Ma non demonizziamo gli inceneritori. Oppure smettiamo di produrre rifiuti? Sembra che sia impossibile…
Vi saluto col vecchio doppio slogan del Bollettino dei consumatori: "ricordate che ogni vostro acquisto è un voto, e prima di acquistare un qualsiasi prodotto, controllate per bene le etichette…."


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